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Le allegorie nel giardino delle Sorti , in Studi per le Sorti . Gioco, immagini, poesia oracolare a Venezia nel Cinquecento, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Treviso, Viella, Fondazione Benetton, 2007, pp. 113-138

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Discussion of illustraion of Marcolini's Sorti, with particular attention of the various hand who contributed to the xilographic illustrations and ti their iconography
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  L’apparato iconografico  113 1. Queste caratteristiche grafiche delle Sorti sono state messe in evidenza daB OLZONI 1995,p. 119, e poi da N ADIN 1997, pp. 56-57. Quest’ultimainoltre analizza in dettaglio la strutturadel libro-gioco. B OLZONI 1995,pp.112-119, oltre a occuparsi del Triompho di Fortuna di SigismondoFanti e delle Sorti anche in rapporto conl’emblematica, offre con il suo libro uninsostituibile quadro di riferimento perinserire la vicenda marcoliniana nelcontesto dell’editoria e della cultura delCinquecento. Tali ricerche indicano, tral’altro, un possibile legame tra glischemi “didattici” del Toscanella e quelliprecedentemente messi a punto nei libridi fortuna. Cfr. B OLZONI 1995, pp. 67-68,fig. 16.2.D E B UJANDA 1990, p. 295, n. 072.3. Il numero degli incunaboli è statoverificato in ISTC , ad vocem .La ristampaanastatica della  princeps de  Il libro dellesorti o libro di ventura èstata pubblicataaPerugia nel 1980. Su Spirito si vedaU RBINI 2006, in particolare pp. 13-61. Le cinquanta allegorie sono l’elemento portante del ricchissimo apparato i-conografico che correda le Sorti .Le xilografie costituiscono la visualizza-zione dei quesiti – cinquanta appunto –, chiave di partenza per il gioco e perl’elaborato sistema combinatorio che lo governa. L’impianto grafico del vo-lume fa sì che le immagini si rispecchino nell’impianto cruciforme della pa-gina opposta (fig. 1), struttura funzionale al procedere del gioco, ma che altempo stesso propone un diagrammatico e immediato nesso concettuale tral’allegoria stampata sulla singola pagina con la “via croce” disposta sul fo-glio opposto e i quattro riquadri che la contornano. Ognuno di questi – simi-le a un’aiuola in un giardino “di pensieri” – circoscrive un concetto che,quindi, si associa visivamente alla figura che lo fronteggia 1 .Le allegorie delle Sorti sono anche uno straordinario repertorio di imma-gini emblematiche, destinato a breve fortuna, almeno nel loro srcinariocontesto. Pubblicate nel 1540, di nuovo edite nel 1550, le Sorti egli altri li-bri di ventura nel 1559 furono inseriti nell’  Indice dei libri proibiti e cosìcondannati all’oblio 2 .L’intervento censorio determinò l’eclissi di un genereche nel Cinquecento aveva goduto di un discreto successo editoriale e chedoveva avere un pubblico non troppo ristretto.  Il libro delle sorti di Loren-zo Spirito – prototipo per testi a cavallo tra gioco e predizione del futuro –fu un long seller  :stampato per la prima volta a Perugia nel 1482, venne dinuovo edito altre due volte nel Quattrocento e almeno sei tra il 1501 e il1553, accompagnato da diverse traduzioni in lingue straniere 3 .Nel Cinque-cento, inoltre, a questo popolare volume si affiancarono nuovi concorrenti:nel 1527 si pubblicò il Triumpho di Fortuna del ferrarese Sigismondo Fan-ti, nel 1536 il  Libro novo della sorte di Paolo Danza, nel 1540 e nel 1550 ledue edizioni marcoliniane e, infine, nel 1552 l’ Oracolo di Girolamo Para-bosco. Altri libri di ventura vennero editi nel corso del Cinquecento in Spa-gna, Francia, Paesi Bassi e Germania, attestando così la diffusione e il suc- E NRICO P ARLATO Le allegorie nel giardino delle «Sorti» 1. Sorti apagina aperta con allegoria e“via croce”. 1  Studi per le «Sorti» 114 cesso dei giochi fondati sull’astrologia giudiziaria 4 .Naturalmente andrà al-meno segnalato un discrimine tra i libri di Lorenzo Spirito o di Paolo Dan-za, rispetto a quelli di Sigismondo Fanti e di Francesco Marcolini: i primi –come si desume anche dalla veste tipografica – sembrano destinati a un pub-blico meno sofisticato, avvezzo alla lettura di almanacchi e calendari, i se-condi hanno un carattere diverso e più elitario. La trasformazione cinque-centesca di tale genere librario si annuncia con la ricchezza e con l’abbon-danza di illustrazioni del Triumpho di Fortuna eperviene con le Sorti aunlivello di complessità concettuale e di sofisticazione tipografica evidenteanche nella messa a punto di un discreto numero di iconografie apposita-mente inventate per quella edizione. Le Sorti sono il risultato di una meta-morfosi, di un cambiamento di status: un genere popolare si presenta sottouna veste più dotta, senza perdere del tutto la sua più antica connotazione,fatto che non andrà dimenticato studiandone le immagini. Come si è detto, la condanna ecclesiastica pose le Sorti ai margini dellastoria del libro illustrato del Cinquecento, anche se le sue illustrazioni conti-nuarono a essere stampate in contesti diversi e godettero di una più lunga e-sistenza sganciata dall’srcinario contesto editoriale, documentata almenofino al secondo decennio del Seicento 5 .Emerge così un rapporto tra testo eimmagine, mobile, flessibile e dinamico, che andrà tenuto presente anchenell’analisi delle illustrazioni dell’edizione srcinaria. Alla fine del Cinque-cento le Sorti entrarono in clandestinità: prima di dissolversi, l’eco del volu-me marcoliniano si riverbera ancora in altre celebri pubblicazioni a stampaal declinare del secolo e nel primo Seicento. La rarissima edizione del 1784 – resurrezione libertina di un testo proscrit-to – anticipa la ricerca ottocentesca sulla storia della tipografia rinascimen-tale alla quale dobbiamo i primi studi sistematici su Francesco Marcolini e-ditore, raccolti nel volume di Scipione Casali 6 .Tali ricerche hanno costituitol’indispensabile premessa alle indagini che negli ultimi decenni hanno scan-dagliato con sempre maggiore insistenza il contesto culturale nel quale so-no nate le Sorti congiuntamente alle immagini che le corredano. Il ricco ap-parato illustrativo, composto da oltre cento xilografie – alle illustrazioni del-le allegorie si affiancano quelle di altrettanti filosofi, nonché i due frontespi-zi – è diventato così un punto di riferimento sia per le ricerche su iconogra-fie cinquecentesche, sia nella ricostruzione della geografia storico-artistica.Attorno alle xilografie delle Sorti e, in particolare, attorno alle allegorieruotano due ordini di problemi: la questione attributiva da una parte, quellaiconografica dall’altra. Tale binaria partizione del campo di indagine si rive-la molto più complessa già a un primo sondaggio. Non solo perché le xilo-grafie nascono necessariamente dalla traduzione di un disegno srcinario,divisione esecutiva che si frammenta ulteriormente per l’evidente presenzadi più artefici, lavoro di gruppo all’interno dell’officina marcoliniana, chedi per sé rende più difficile il riconoscimento di singole personalità. Ma an-che perché tale questione si innesta su un secondo nucleo problematico an-che di maggiore rilevanza per le vicende artistiche del Cinquecento italia-no: il rapporto tra mondo figurativo tosco-romano e quello lagunare all’ini-zio del quinto decennio del secolo, incontro nel quale le illustrazioni delle Sorti giocarono un ruolo non secondario. L’approccio iconografico non è meno insidioso. La dialettica tra commit-tente e artista, il rapporto tra finalità pubbliche e private di un’opera, si a- 4.S PIRITO 1474; F ANTI 1983; P ARABOSCO 1552. Per i libri di venturanel Cinquecento si rimanda a F ANTI 1983, VAN H ASSELT 1997, VAN H ASSELT 1999, VAN H ASSELT 2003,oltreché a Zollinger in questo stessovolume (si veda i nfra ,pp. 175-187).5. Nel XVII secolo le xilografie create perle Sorti furono riutilizzate per leillustrazioni di Pedro Mexia, in Selva rinnovata 1616, mentre i ritrattidel Marcolini si ritrovano in C ONTARINI 1619. Per il reimpiego delleimmagini cfr.C ASALI 1953, p. 177;Gianvittorio Dillon, le schede in  Da Tiziano a El Greco 1981, pp. 322-323. Il significato di questofenomeno è approfondito in Q UIVIGER 1988, pp. 55-59; M ASI 1999a;P LAISANCE 1999;M ULINACCI 2000,nonché nel contributo di Giorgio Masi inquesto volume ( infra ,pp. 139-156).6.C ASALI 1953, p. 176. Vanno anchericordati F RIEDLAENDER 1833, dove sioffre una prima analisi delle edizionidelle Sorti eZ ACCARIA A NTONUCCI 1850per la bibliografia marcoliniana.  P ARLATO ,  Le allegorie nel giardino delle «Sorti» 115 7.G OMBRICH 1972, pp. 7-11. 8.Q UONDAM 1980. La connotazionesociale ed enciclopedica delle Sorti èribadita in N ADIN 1997, pp. 36, 44. Sul ruolo delle donne in questo tipo digiochi cfr.B OLZONI 1995,p. 118; VAN H ASSELT 1999, p. 61, nota 19.9.T ALVACCHIA 1999, pp. 86-100, 125-160; N OVA 2001.10. Sull’imprenditoria editoriale cinquecentesca cfr. D I F ILIPPO B AREGGI 1988. prono qui alle molteplici variabili della ben più vasta arena del mercato edi-toriale. Schematizzando, chi nel Cinquecento commissionava un ciclo de-corativo poteva fare riferimento a generi definiti, vincolati al luogo, al sog-getto e ai potenziali destinatari dell’opera, insomma alle convenzioni deldecoro, ben evidenziate da Gombrich 7 .Tali parametri sono di certo presen-ti anche nel libro illustrato, fatto che risalta con chiarezza nella variegata edifferenziata produzione dell’editoria veneziana nella prima metà del Cin-quecento. Nelle Sorti emerge un enciclopedismo trasversale – ben colto daAmedeo Quondam – che prende corpo attraverso la socializzazione galan-te del sapere, evidente quest’ultima nell’esplicito riferimento agli uomini ealle donne che partecipano al gioco 8 .Ne scaturisce una poligrafia nutrita dierudizione umanistica, del tutto familiare alle ricerche sulla mitologia, mache si presta senza troppe reticenze ad ammiccamenti e a letture semplifica-te, talvolta corrive, sempre funzionali all’impostazione ludica del volume eal suo necessario successo editoriale. Sotto questo profilo, le incisioni eroti-che dei  Modi ,degli  Amori degli Dei e, in campo letterario, i Sonetti lussu-riosi dell’Aretino, anticipano il passaggio, eversivo, dagli orizzonti protettidella tradizione classica a una sua contestualizzazione, dirompente e nonpriva di pericoli 9 .L’unione di Venere e Marte scivola così dall’Olimpo al lu-panare, la dottrina allegorica e mitologica – impalcatura concettuale per leillustrazioni delle Sorti –si scioglie e viene offerta quasi senza filtri a soddi-sfare la curiosità implicita nel gioco del libro di ventura; il silenzio ermeti-co del simbolo e dell’immagine geroglifica diventano oggetto di scherzo earguzia. È il tentativo di aprire a una platea molto più ampia un mondo diparole e immagini che fino ad allora era stato saldamente monopolizzato dacircoli esclusivi ed elitari. Questo aspetto mercantile della produzione culturale – carattere quasi on-tologico della stampa – si inserisce a sua volta in un momento davvero spe-rimentale legato all’azione di un gruppo di letterati tra i quali primeggia Pie-tro Aretino 10 .Atale contesto appartiene l’insieme delle pubblicazioni dellatipografia di Marcolini e, in particolare,  Le sorti ,che nascono dalle idee edal comune lavoro di coloro che si erano aggregati attorno all’impresa libra-ria. La difficoltà nel distinguere i ruoli – Francesco Marcolini è al tempostesso autore ed editore delle Sorti –indica circolarità e osmosi nei diversicontributi: il letterato, l’artista, il tipografo concorrono alla realizzazione diun’opera al tempo stesso testuale, combinatoria e figurata, dove l’accosta-mento tra parole e immagini è sottomesso alla casualità del gioco e si aprealetture necessariamente diverse. Il gioco con le sue regole che vanno con-divise ed esperite socialmente, si presenta come un universo non troppo lon-tano da quello immaginato nel Cortigiano ,ele illustrazioni delle Sorti na-scono dalla medesima erudita dottrina che circolava nelle corti italiane. Nellibro di Marcolini l’automatismo combinatorio che lo regola, nonché gli sfi-lacciati confini sociali dei lettori-giocatori, eliminano l’autocontrollo chesostiene il trattato comportamentale del Castiglione; così le immagini sot-tratte a un rigido contesto sociale si contrappongono a quelle della corte odella villa, dove non solo la pittura di storia ha il suo decoro, lo hanno an-che le lascivie, purché accolte nell’alveo di un’idonea cornice. È chiaro al-lora che la prospettiva di una lettura iconografica sottoposta a una logicatassonomica e definitoria entra in crisi, le innocenti combinazioni delle Sor-ti ,allegorie apparentemente didascaliche, possono mettere in azione un mec-  Studi per le «Sorti» 116 canismo eversivo, analogo – anche se non altrettanto dirompente – alle in-cisioni dei  Modi .L’edizione marcoliniana si inserisce in un momento cru-ciale nei rapporti tra Venezia e la cultura figurativa dell’Italia centrale, pro-prio per la partecipazione all’impresa di un personaggio di primissimo pia-no, Francesco Salviati, del suo creato Giuseppe Porta, e di un migrante o-landese quale Lambert Sustris, cui spetterà un ruolo non insignificante nel-la messa a punto della koinè manieristica del secondo Cinquecento.«In Venetia – recita il colophon – per Francesco Marcolini da Forlì ne glianni del Signore MDXXXX .Del mese di Ottobre». In laguna proprio in que-gli anni, anche a seguito dell’arrivo nel luglio 1539 di Francesco Salviati, lenovità tosco-romane diventano termine di paragone e di scambio, e dall’as-similazione di questo diverso linguaggio prenderà avvio una nuova stagio-ne artistica. L’officina marcoliniana fu certamente una testa di ponte in taleoperazione voluta non solo dall’autore-editore, ma anche da Pietro Aretinoche ne fu il regista occulto. Il volume e le sue illustrazioni si inserisconoquindi in un progetto di ampio respiro che travalica la singola contingenzaeditoriale, come del resto è ben attestato dalla pubblicazione nell’ottobre1539 della Vita di Maria Vergine ,testo aretiniano corredato da xilografie diFrancesco Salviati 11 .L’apparato illustrativo delle Sorti e, in particolare, leallegorie si inseriscono a pieno titolo nella fase nascente dell’emblematicacinquecentesca alla quale il libro illustrato contribuì in maniera decisiva. Inquesto processo, avviato con la pubblicazione dell’  Hypnerotomachia (1499), della prima edizione greca degli  Hieroglyphica (1505) e poi degli  Emblemata di Andrea Alciati (1531), le immagini a corredo dei quesiti del-le Sorti hanno avuto un ruolo di grande importanza in quel dialogo e inquella simbiosi tra parola e immagine, elemento saliente dell’emblematica,espressione, in questo caso, di ludico enciclopedismo poligrafico 12 .La novità editoriale rappresentata dalle Sorti èsegnalata anche dalla pre-coce attenzione per il volume da parte di storici ed eruditi. Il primo a occu-parsene in ordine di tempo fu Anton Francesco Doni, testimone “interessa-to” perché – come è noto – sodale sia dello stesso Marcolini, sia di Aretino.Nella  Libraria –pubblicata nel 1550, anno in cui fu data alle stampe la se-conda edizione del libro di ventura – Doni la attribuisce in blocco a Marco-lini: «Ha fatto un’opera molto industriosa, piacevole, & bella; ornata di varjintagli & disegni bellissimi» 13 .Il forlivese ne sarebbe così non solo l’edito- 11.C ECCHI 1998.12.C OLONNA 1499; A LCIATI 1531. Per le principali edizioni e traduzionidegli  Hieroglyphica cfr. O RAPOLLO 1996,pp. 63-65.13. D ONI 1550, c. 19v. 234
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