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L'intervento del rappresentante dello Stato estero nell'estradizione e nel mandato d'arresto europeo.pdf

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  Q UESTIONI A PERTE   Estradizione La decisione Estradizione Estradizione per l’estero  Procedimento Intervento dello Stato richiedente Condizione di reciprocità Contenuto Individuazione (Cp.p. art. 702). In tema di rapporti giurisdizionali con autorità straniere, la condizione di reci-  procità, alla quale è subordinata ai sensi dell'art. 702 c.p.p. la facoltà di inter- vento dello Stato estero nel procedimento di estrazione passiva, deve intendersi soddisfatta solo nella ipotesi in cui sia accertata la garanzia, da parte dello Stato richiedente, di una prestazione sostanzialmente “   equivalente  ”    in favore dello Stato italiano, corrispondente cioè al contenuto “materiale”    del modello so- stanziale di condotta delittuosa o dell'evenienza procedimentale che vengono in rilevo nel caso considerato. Estradizione Estradizione per l’estero  Procedimento Intervento dello Stato richiedente Termini Individuazione (Cp.p. art. 702). In tema di estradizione passiva, l'intervento dello Stato richiedente è consentito, salvo diversa regolamentazione contenuta nelle convenzioni internazionali, sino a quando non siano compiuti gli adempimenti relativi al controllo della regolare costituzione delle parti nel procedimento camerale davanti alla Corte di appello competente a conoscere della domanda di consegna. C  ASSAZIONE P ENALE ,   S EZIONE  VI, 23 marzo 2017 (ud. 3 febbraio 2017), –  R  OTUNDO , Presidente    –  D E  A  MICIS , Relatore    –  R  OSSI , P  . G., ( Conf   .) –  Repub-blica di Mauritius, ricorrente  . ’intervento  del rappresentante dello Stato estero nell’ estradizione e nel mandato d’ rresto  europeo. L’autore  trae spunto dalla sentenza per esaminare un istituto caratteristico dell’estradizione  che, nella prassi, si presenta raramente all’interprete.  Così, dopo aver delineato le ragioni che hanno indotto il legi-slatore a introdurre l’art.  702 nel codice di rito penale, alla luce delle coordinate delineate dalla Suprema Corte e dalla dottrina, si ricostruisce il profilo procedurale, tanto dal punto di vista statico che dal punto di vista dinamico. Prima di concludere, si passa a esaminare l’istituto  nel sistema del mandato d’arresto  europeo. Qui si pongono in evidenza le differenze che lo distinguono dall’estradizione  e una sua possibile evoluzione nella differente direzione della tutela del diritto di difesa della persona richiesta in consegna. The Author draws inspiration from the decision in order to examinate a charateristic extradition's insti- tute, rarely seen in everyday life. Reconstructed the reasons that induced the legislator to introduce art. 702 criminal procedure code, following the teachings of scholars and Supreme Court, the procedural features are pieced together, from a dynamic and a static point of view. Then, the institute is examinated   in the E.A.W. system, highlighting the differences that distinguish it from extradition, and its possible evolution thru right of defence of the person requested in delivery. S OMMARIO : 1. Premessa: la complessità dei rapporti di estradizione e l’intervento  dello Stato estero nel   A  RCHIVIO P ENALE  2018, n. 2 2 procedimento. - 2. Il rispetto della condizione di reciprocità e la nomina del difensore quali presupposti dell’intervento.  - 3. L’intervento  del rappresentante dello Stato estero: aspetti procedurali. - 4. L’inter-  vento del rappresentante dello Stato membro di emissione nel mandato d’arresto  europeo. 1. La Suprema Corte, con la sentenza in rassegna, si è soffermata su una previ-sione del codice di rito - l’art.  702 - che contribuisce a regolare un aspetto cru-ciale del rapporto di estradizione, ma che, come testimonia la consultazione dei repertori, non si presenta spesso all’esame   dell’interprete.  La lettura della sentenza, quindi, permette di osservare questa rara avis   in ogni sua caratteri-stica, attraverso una esplorazione che si sviluppa in una pluralità di direzioni: dall’ind ividuazione delle ragioni che hanno indotto il legislatore a introdurre l’istituto  nel tessuto normativo, si passa ad analizzare le sue declinazioni proce-dimentali per apprezzarne, in ultimo, l’evoluzione  nel differente contesto del mandato d’arresto  europeo. Dunque, con riguardo al primo profilo, si deve evidenziare, in via preliminare, la delicatezza della materia nella quale opera l’estradizione:  la proiezione all’estero  della pretesa punitiva, al fine di consentire l’esecuzione  di un provve-dimento coercitivo, infatti, influisce sulla sovranità nazionale nella trattazione degli affari in materia criminale, prerogativa gelosamente custodita dai singoli Stati 1 . Queste relazioni, poi, richiedono un confronto tra i singoli sistemi giuri-dici nazionali. E ben può accadere, perciò, che ad essere in contatto siano Stati la cui legislazione è ispirata a principi diversi, che si traducono in un modo diverso di intendere la giustizia penale e danno vita a discipline differenti, sia dal punto di vista del diritto penale sostanziale, che dal punto di vista del diritto processuale. Questa diversità di discipline può determinare anche contrasti, ove la difformità tra le regole non sia superabile. Laddove è stato possibile, Stati che condividono un comune patrimonio di valori giuridici, politici, culturali ed economici, hanno dato vita a sistemi di cooperazione semplificati e hanno ab-bandonato definitivamente il modello estradizionale 2 . Laddove, invece, un’operazione  simile non è stata realizzata, la strada da percorrere rimane quella dell’estradizione.  In questo istituto, che affonda le sue radici in tempi 1  Per l’ inquadramento dell’estradizione  nella dimensione del diritto internazionale, Q UADRI , voce Estra- dizione  , in Enc. dir. , vol. XVI, Milano, 1967, 1 ss. Sul tema della sovranità nazionale, invece, C  ATELANI -   S TRIANI , L’estradizione  , Milano, 1983, 3 ss.   2  Tra tutti, insieme al mandato d’arresto  europeo - sul quale si tornerà a breve - si possono citare gli altri istituti di cooperazione giudiziaria recentemente introdotti nell’ordinamento  italiano in adempimento delle prescrizioni del legislatore europeo (la produzione legislativa in questo settore è stata ampissima ed ha interessato molti settori; a titolo esemplificativo, si possono citare i decreti legislativi del febbraio 2016 e, più di recente, l’ordine  europeo di indagine).     A  RCHIVIO P ENALE  2018, n. 2 3 remoti 3 , nonostante significativi progressi 4 , si avverte ancora l’impostazione  ori-ginaria di reciproca diffidenza che connotava la gestione dei rapporti intersta-tuali 5 . Il pericolo che il diritto o il processo penale possano essere strumenta-lizzati per perseguire obiettivi diversi dalla repressione del crimine, il rifiuto di collaborare per soddisfare pretese punitive volte a sanzionare fatti che non sono ritenuti penalmente illeciti in entrambi gli ordinamenti, la volontà di non essere complici di violazioni di diritti fondamentali sono soltanto alcune delle situazioni che danno fondamento alle previsioni che gli Stati possono invocare per giustificare il rigetto della richiesta di cooperazione 6 . Dunque, al di là delle ulteriori complicazioni che nell’economia    dell’istituto  può determinare il ruolo del potere esecutivo, al quale è rimessa la decisione finale sull’accoglimento  della richiesta, si percepisce chiaramente che, nella gestione del rapporto di estradizione, assume una fondamentale importanza non soltanto la corretta in-terpretazione delle norme di diritto interno, che regolano il  procedimento complementare  7  finalizzato alla decisione sulla richiesta di consegna, ma anche la conoscenza da parte dell’autorità   giudiziaria dello Stato richiesto dell’ordina- mento giuridico dello Stato richiedente 8 . In questa prospettiva, si può aggiun-gere che, nel caso di estradizione convenzionale, la precisa cognizione di queste regole consente di lumeggiare anche le disposizioni dei trattati che fungono da 3  Sulle srcini dell’istituto,  anche per ulteriori richiami di dottrina, M  ARCHETTI , L’estradizione:   profili  processuali e principio di specialità  , Padova, 1990, 1 ss.   4  A titolo esemplificativo, qui, si può richiamare la Convenzione europea di estradizione del 1957 e i suoi protocolli aggiuntivi.   5  Benchè risalente, rimane attuale l’icastica   affermazione di M  ANZINI , Trattato di diritto penale italiano  ,  vol. I, Torino, 1908, 301, secondo la quale l’estradizione  era conosciuta già nell’Antica   Roma e fu prati-cata anche nel Medioevo, ma, a causa delle difficoltà determinate dalle gelosie tra Stato e Stato, dalle frequenti guerre e dalle rotture dei rapporti, ebbe scarsa e capricciosa applicazione fino alla metà del XVIII secolo, epoca nella quale le relazioni si fecero più sicure e regolari. 6  In tema, si possono ricordare le clausole sul reato politico, sul processo discriminatorio, sulla previsione bilaterale del fatto e sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Sul punto, R   ANALDI , Il procedi- mento di estradizione passiva  , Torino, 2012, 3 ss. e 69 ss.   7  La qualificazione del procedimento di estradizione come procedimento complementare penale è di S  ABATINI , Trattato dei procedimenti speciali e complementari nel processo penale  , Torino, 1956, 453 ss.   8  Ad esempio, la conoscenza del diritto penale dello Stato estero si rivela fondamentale per il giudizio sulla sussistenza della doppia incriminazione. Questa valutazione, infatti, richiede uno studio approfon-dito delle previsioni straniere, soprattutto alla luce del consolidato orientamento giurisprudenziale se-condo il quale, affinchè possa affermarsi la sussistenza del requisito in parola, si può prescindere dal dato esteriore del nomen iuris  , poichè è necessario, piuttosto, che il fatto per il quale si richiede la consegna possa essere inquadrato in una previsione incriminatrice dell’ordinamento  italiano (in questo senso, ex  plurimis  , Cass., sez. VI, 17 luglio 2014, n. 46634, in Cass. pen. , 2015, 1937).     A  RCHIVIO P ENALE  2018, n. 2 4 punto di collegamento tra i due ordinamenti 9 . Da qui l’esigenza   di approfondire il collegamento tra Stati per consentire un più efficace scambio di informazioni. Tale interlocuzione, solitamente, è con-dotta attraverso i canali diplomatici. Senonchè, più di recente, al fine di agevo-lare il dialogo 10 , con il codice di procedura penale del 1988 11  è stata introdotta una disposizione che consente l’intervento  dello Stato estero nel procedimento di estradizione passiva  12 . Storicamente, infatti, i protagonisti della procedura, ciascuno secondo il proprio ruolo, sono sempre stati il Ministro della giustizia, l’autorità   giudiziaria, la polizia giudiziaria  13  e - suo malgrado, si potrebbe dire - l’estr adando, accompagnato dal suo difensore 14 . Dunque, l’art.  702 c.p.p. ha introdotto sulla scena del procedimento estradi-zionale un altro soggetto che, con la sua partecipazione, sottolinea, ancora una  volta, i connotati fondamentali del rapporto di estradizione, determinati dalla profonda influenza in materia del fattore politico 15 . La ragione ispiratrice di questa innovazione si rinviene nella volontà di facilitare lo Stato estero nel so-stenere le proprie ragioni dinanzi all'autorità giudiziaria italiana  16 : può accadere, 9  Sul punto, si può osservare che questa operazione può essere alquanto complicata soprattutto nei casi - come quello trattato dalla Suprema Corte nella sentenza in rassegna - nei quali si invoca l’applicazione  di un trattato stipulato in epoca risalente e, quindi, in un contesto giuridico diverso da quello attuale.   10  Non sempre, infatti, il colloquio condotto a livello diplomatico rappresenta uno strumento efficace, soprattutto laddove il trattato di estradizione affida allo Stato richiesto il compito di rappresentare lo Stato richiedente (sul punto, con riguardo alla previsione contenuta nel l’art.  XX, del Trattato stipulato dall’Ita- lia con gli Stati Uniti d’America,  P ISANI ,  Appunti sul nuovo Trattato di estradizione tra l’Italia   e gli Stati Uniti d’America  , in Leg. pen. , 1984, 459).   11  Come evidenzia M  ARCHETTI , L’estradizione  , cit., 50, comunque, una previsione di identico tenore era già contenuta nell’art.  319 del Progetto del 1978.   12  La novità di tale previsione risiede proprio nel consentire la partecipazione diretta, rispetto all’assetto  previgente, che consentiva allo Stato estero di intervenire esclusivamente per via diplomatica (in tema, M  ARCHETTI , L’estradizione  , cit., 50).   13  Più precisamente, all'autorità giudiziaria è rimessa la gestione della fase di garanzia giurisdizionale; al Ministro della giustizia, insieme ad attività di carattere amministrativo finalizzate al raccordo con lo Stato estero, è rimessa la valutazione in punto di opportunità politica; alla polizia giudiziaria, invece, è affidata una funzione di assistenza di questi due soggetti.   14  Diversamente dagli altri soggetti, ai quali è affidata la gestione del procedimento, la posizione dell’estra- dando, che, invece, è il soggetto passivo, deve essere esaminata in una differente prospettiva, che consideri le previsioni che la riguardano nella dimensione dell’esercizio  del diritto di difesa (sul punto, M  AR-CHETTI , L’estradizione  , cit., 43 ss).   15  In questo senso, Q UATTROCOLO , sub art. 702  , in Cooperazione giudiziaria penale  , a cura di Maran-dola, Milano, 2018, 80.   16  Sulle finalità della previsione, tuttavia, si rinviene un contrasto: secondo M  ARCHETTI , L’estradizione  , cit., 50, la disposizione mira a consentire allo Stato richiedente di far valere le proprie ragioni e stimolare   A  RCHIVIO P ENALE  2018, n. 2 5 come detto, che la distanza tra gli Stati - non soltanto dal punto di vista geogra-fico, ma soprattutto dal punto di vista delle tradizioni giuridiche - faccia sorgere delle complicazioni nella valutazione delle richieste di estradizione 17 . 2. Rispetto ai protagonisti principali, la partecipazione del rappresentante dello Stato estero è soltanto eventuale: la decisione sull’intervento,  infatti, è rimessa alla discrezionalità di quest’ultimo,  che deciderà secondo le peculiarità del caso dal quale srcina la vicenda estradizionale 18 . Il codice, tuttavia, subordina l’ac- cesso al procedimento a due condizioni: la prima, che assume rilievo nel rap-porto tra Stati, è rappresentata dal rispetto della condizione di reciprocità  19 ; la seconda, che, invece, ha una rilevanza di carattere più strettamente processuale, consiste nella necessaria assistenza tecnica e nella rappresentanza da parte di un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi all'autorità giudiziaria italiana  20 . Quest’ultima   prescrizione non sembra porre particolari questioni esegetiche: lo Stato estero dovrà incaricare un avvocato abilitato al patrocinio davanti all’au- torità giudiziaria italiana ovvero, nel caso in cui il procedimento evolva fino al giudizio di legittimità, in possesso dell’ulteriore  requisito dell’iscrizione   all’albo  speciale della Corte di cassazione. Sul punto, d’accordo  con la Suprema Corte, che ha assimilato lo Stato estero alle altre parti private diverse dall’imputato,  si deve aggiungere che l’incarico  dovrà essere conferito attraverso procura spe-ciale, come prescritto dall’art.  100 c.p.p. Più complessa, invece, è la declina-zione pratica della prima: la Suprema Corte, infatti, ha affermato che la con-dizione di reciprocità può dirsi soddisfatta solo qualora, nel caso di richiesta di una più accurata valutazione della richiesta; secondo C HIAVARIO , Cooperazione internazionale ed obiet- tivi di garanzia e di efficienza nella nuova disciplina dei rapporti con autorità giudiziarie straniere  , in Commento al codice di procedura penale  , coordinato da C HIAVARIO , vol. VI, Torino, 1991, 672, invece, sarebbe un opaco immiserimento il vedere nella norma soltanto un desiderio di bilanciare in qualche modo i molteplici sforzi altrimenti fatti per assicurare una più ampia tutela dell’estradando  contro i rischi di arbitrii nella rilevazione dei presupposti per l’estradizione  e nella conduzione della relativa procedura.   17 Non è necessario allontanarsi dalla sentenza in rassegna per cogliere l’utilità   della previsione: nel caso di specie, benchè sia stato dichiarato inammissibile, l’intervento  nel procedimento ha consentito alla Re-pubblica di Mauritius di illustrare le peculiarità del proprio arsenale sanzionatorio e di replicare alle difese dell’estradanda.   18  Sottolinea come la decisione sull’intervento  sia rimessa alla volontà dello Stato estero M  ARCHETTI ,  voce Estradizione  , in Enc. dir. , Annali, vol. III, Milano, 2010, 310.   19  Come ricorda la sentenza in rassegna, in rima con la Relazione ministeriale, la condizione in parola mira a garantire un’effettiva   parità di trattamento allorquando sia lo Stato italiano ad avanzare una do-manda di estradizione.   20  La rappresentanza della quale deve essere investito un avvocato è un requisito formale necessario af-finchè si possa intervenire nel procedimento di estradizione, come in qualsiasi altro procedimento di carattere penale, sia esso principale o incidentale o complementare.  
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